Non è Natale, è Libero Arbitrio

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Non è Natale, è Libero Arbitrio

In questi giorni non si fa che parlare del COVID-19, ma qualcuno di noi non ha ancora scordato che oggi è Natale. Il Natale non è solo una festa commercialmente molto conosciuta, ma indica, almeno per la cultura cristiana, la data simbolo della nascita di Cristo. Il figlio di Dio, l’Agnus Dei in cui Dio stesso si è in qualche modo “incarnato”, sacrificandosi per salvare l’umanità dal peccato originale.

A prescindere dalle questioni di credo, per gli europei – e soprattutto per noi italiani – è praticamente impossibile scindere l’esistenza da una cultura così profondamente influenzata dalla religione cristiana e cattolica. Tuttavia, è proprio in virtù di essa che ci interroghiamo costantemente su un altro concetto: il libero arbitrio. Anche dando per presupposta l’esistenza di un Dio onnipotente e onnisciente, il libero arbitrio stabilisce che l’uomo non ne sia una triste marionetta. All’interno di ogni persona, secondo questo assunto, esiste dunque una libera scelta tra il bene e il male, che la divinità permette senza condizionare l’uomo con la sua volontà superiore.

La questione, seppur teologicamente interessante e molto vasta, può essere vista in termini etici e scientifici molto più basici. Se non esistesse il libero arbitrio, e fossimo quindi condotti attraverso gli anni da Dio, dal Fato o semplicemente dalla Natura, tutto ciò che faremmo sarebbe tutt’al più… inutile. Per chi crede, non ci sarebbe differenza nel compiere il bene o il male, perché il finale sarebbe identico; per chi non crede, che senso avrebbe impegnarsi a vivere una vita moralmente corretta, dal momento che le nostre scelte sarebbero già predeterminate? In parole povere, senza il libero arbitrio non solo saremmo gusci vuoti, ma anche la nostra intera società non starebbe in piedi.

Il Post, in un articolo di qualche anno fa, si interrogava lungamente sulla questione, descrivendo questo ragionamento come una forma di “illusionismo” filosofico. Secondo studiosi come Saul Smilansky, docente di filosofia all’Università di Haifa, in Israele, l’uomo ha comunque bisogno di credere nell’esistenza del libero arbitrio, sia essa reale o meno. Infatti, l’idea di non avere la possibilità di autodeterminarsi annullerebbe automaticamente qualsiasi merito individuale, creerebbe i presupposti per una tendenza alla de-responsabilizzazione e finirebbe con il cancellare le fondamenta stesse delle istituzioni e della società.

D’altro canto, è anche vero che, se ci riferiamo unicamente ai comportamenti “malvagi”, la questione del libero arbitrio diventa piuttosto scomoda. Perché, infatti, un individuo dotato di autodeterminazione dovrebbe compiere il male? Non sarebbe meglio credere a una visione puramente determinista, per la quale in natura tutto accade secondo una necessità? In questo caso, un rapporto causa-effetto determinato, ad esempio, dalla genetica, potrebbe tranquillamente spiegare come mai i criminali si comportano come tali, aiutando la società a prevenirne i comportamenti. Se a qualcuno ora ronza in testa la trama di Minority Report, bene, perché è proprio lì che volevo arrivare.

Il determinismo, seppur affascinante nella sua ricerca della “società meccanicistica perfetta”, ha in sé il rischio di una deriva inevitabilmente fatalista. È molto facile, infatti, scivolare da una visione strettamente scientifica del concetto a un atteggiamento di passività assoluta nei confronti degli eventi che ci circondano. In poche parole, per gli antropologi e i sociologi il determinismo è da leccarsi i baffi, ma per l’individuo che deve vivere una vita normale non è poi così esaltante sapere che i suoi geni potrebbero portarlo a compiere certe azioni. Ed è qui che subentra invece la trama di Gattaca, e torniamo al concetto di “illusionismo” filosofico.

Per chi si accinge a leggere le novelle di Ricardo Tronconi durante queste feste natalizie, è bene sapere che il tema del libero arbitrio si trova spessissimo e in varie forme. C’è il libero arbitrio nel seguire il diavolo tentatore o nello scegliere la redenzione (La teoria dei quanti dell’anima e altri racconti); c’è il libero arbitrio nella ribellione di una vita al di fuori degli schemi (Evalyn Everton); c’è il libero arbitrio anche nel compiere il male (Il peso dell’aria e le sue conseguenze); e infine c’è il libero arbitrio come concetto puro e semplice.

Ne I Racconti di Padre Pelagio e della Madre Badessa, l’ultima novella è chiaramente un omaggio a La valle dell’Eden di John Steinbeck. In un passaggio famosissimo, l’autore statunitense scrive:

«La traduzione americana della Bibbia ordina agli uomini di trionfare sul peccato e il peccato si può chiamare ignoranza. La traduzione del Re Giacomo fa una promessa con quel “tu avrai”, intendendo che gli uomini trionferanno sicuramente del peccato. Ma la parola ebraica, la parola timshel – “tu puoi” – implica una scelta. Potrebbe essere la parola più importante del mondo. Significa che la via è aperta. Rimette tutto all’uomo. Perché se tu puoi, è anche vero che tu puoi non

Sant’Agostino, qualche secolo prima, aveva cercato di sciogliere la questione mettendo in campo un terzo giocatore: la Divina Provvidenza. L’uomo, infatti, allontanandosi da Dio proprio con il primo atto di libero arbitrio – il peccato originale – avrebbe perso la sua libertà assoluta di attuarlo. Non di credere nella sua esistenza, non di volerlo: solo di metterlo in pratica. Dopo la cacciata dall’Eden, l’uomo avrebbe avuto un’inclinazione al bene, ma senza poterlo scegliere, se non con l’aiuto della Grazia.

E dunque, se reinterpretiamo questi due pensieri in chiave moderna, che cosa può simboleggiare la nascita dell’Agnello di Dio? La liberazione dal peccato originale, certo, ma anche… la riconquista del libero arbitrio da parte dell’uomo. Il dono più grande che un Dio può fare alle creature che ama: concedere loro la libertà di scegliere, di poter fare e anche di poter non fare.

Per questo, io oggi non vi auguro Buon Natale… ma Buon Libero Arbitrio.

Classicista di formazione, opero da sette anni nel campo della correzione di bozze, del copywriting e dello storytelling. Coordino tutte le pubblicazioni della collana "La Novella Orchidea" fin dalla sua fondazione e collaboro anche in altri progetti nell'area Social Media Marketing e come DPO.

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