Il grande bluff degli store digitali di eBook e audiolibri
Da anni, noi de La Novella Orchidea assistiamo a un circo digitale che promette rivoluzioni epocali per autori e lettori, ma che si rivela sempre più un castello di carte. È il caso lampante di store come Barnes & Noble e Draft2Digital, enormi piattaforme che sulla carta avrebbero dovuto spalancare le porte del self-publishing e dare ampia visibilità agli autori indipendenti. E invece? Distribuzione a singhiozzo, disservizi continui e una totale assenza di supporto degno di questo nome.
Prendiamo Barnes & Noble. Nonostante la fama, registrarsi sulla loro piattaforma è un’impresa da incubo per chi non ha dimestichezza con i moduli fiscali americani. Firma assente, firma non valida, file non aggiornato… ogni scusa è buona per non procedere con la validazione del profilo. Un muro burocratico che gli autori (almeno quelli stranieri) non possono abbattere nemmeno con l’aiuto del supporto, che risponde sempre con la stessa frase inutile.
Draft2Digital, dal canto suo, promette una “distribuzione facile e veloce su più store”. Ma i fatti raccontano un’altra storia: titoli che non compaiono, pagamenti delle royalties che saltano e comunicazioni inesistenti. Tranne quando il tuo account viene cancellato. In quel caso, il supporto manda una sfilza di mail precostituite dove ti indicano come criminale di guerra, ti bannano per sempre dai loro sistemi (spesso e volentieri senza una spiegazione vera e propria) e… naturalmente non ti pagano le royalties maturate. La beffa oltre al danno? Il ban è solo ululato, perché si può continuare ad accedere al profilo come se niente fosse. Chiaramente le pubblicazioni rimangono in stand by per sempre, ma i dati sono tutti lì, alla mercé di Draft2Digital. Roba da far rimpiangere Amazon, una frase che non diciamo a cuor leggero.
C’è poi il tema irrisolto della censura, che colpisce in modo particolare gli autori di narrativa erotica, con tutte le sue infinite contraddizioni. Barnes & Noble, tramite il distributore StreetLib, rifiuta in maniera categorica gli eBook erotici, mentre attraverso il suo sistema proprietario di pubblicazione li accetta regolarmente. Kobo, al contrario, non accetta titoli erotici sulla sua piattaforma, ma consente la loro distribuzione indiretta tramite aggregatori come StreetLib. Quindi, come si deve muovere un autore indipendente? In che modo può categorizzare le sue opere nella maniera più efficace possibile, per avere una possibilità di vendita nell’infinita giungla di eBook e audiolibri indipendenti? È una domanda a cui, dopo dieci anni, non abbiamo ancora trovato una risposta valida.
Ma non è solo un problema di colossi. Nel panorama digitale sono nati, negli ultimi anni, diversi store minori basati su abbonamento, un’alternativa ai giganti dell’editoria digitale. Si pensi a 24symbols, pioniere del modello “all you can read” per eBook, partito con grandi ambizioni e investimenti, e finito per ridimensionarsi drasticamente per problemi di sostenibilità economica e scarsa penetrazione del mercato. O servizi come Oyster, che sembravano il futuro degli audiolibri in abbonamento, ma sono spariti nel nulla, lasciando migliaia di utenti e autori a mani vuote. E anche nel caso in cui questi store riescano a sbarcare il lunario, lasciano ben poco nelle mani degli autori indipendenti, che si vedono corrispondere una fee ridicola in base al numero di pagine lette in un mese.
Sul fronte dell’autopubblicazione, tutto questo si traduce in un vero e proprio collo di bottiglia. Il self-publishing, che doveva essere una grande rivoluzione culturale per democratizzare la scrittura e la distribuzione editoriale, si restringe a una cerchia ristrettissima di piattaforme (leggasi Amazon e Audible) dove si concentra quasi tutta la visibilità e la redditività reale. Il resto è un deserto digitale di store inattivi, obsoleti, che non aggiornano cataloghi e raramente promuovono titoli indipendenti.
La promessa di un mercato equo e aperto resta ancora un obiettivo lontano. E forse irraggiungibile.