eBook in Italia: il futuro del libro è ancora un’alternativa
Il dibattito sul prezzo dei testi scolastici riporta al centro una possibilità rimasta ai margini: usare il digitale per rendere la lettura più accessibile. Ma servono prezzi convincenti, meno ostacoli e soprattutto un’idea di eBook che non sia soltanto la copia della carta, un ragionamento ancora troppo difficile nel nostro Paese.
Un libro digitale da comprare a metà prezzo, per poi stamparlo
Nella proposta raccontata dal Post il 2 novembre c’è una risposta al costo dei testi scolastici, ma anche una contraddizione interessante: il digitale viene chiamato a rendere più economico il libro, purché possa tornare di carta. Secondo quanto riportato dal quotidiano, il disegno di legge di bilancio prevede infatti copie digitali e stampabili dei testi scolastici e universitari a metà del prezzo delle edizioni cartacee. È una proposta ancora all’esame del Parlamento, non una misura già in vigore.
Al di là dell’esito del provvedimento, lo spunto merita una riflessione più ampia. Perché l’eBook continua a essere considerato un formato di servizio o una soluzione di ripiego, anziché una possibilità ordinaria di leggere e acquistare libri?
Il problema non è stabilire se lo schermo sia migliore della carta. È capire quanto spazio vogliamo dare a un’alternativa che potrebbe abbassare la soglia economica della lettura, senza impoverire il lavoro editoriale.
A scuola il digitale c’è, ma spesso resta chiuso
La scuola mostra bene la distanza tra disponibilità e utilizzo. Nel rapporto preliminare sull’editoria scolastica pubblicato nel luglio 2025, l’Antitrust rilevava che le edizioni miste, composte da libro cartaceo, eBook e contenuti integrativi, erano adottate in oltre il 95% delle classi. Eppure, secondo un’indagine AIE citata dall’Autorità, nell’anno scolastico 2023/2024 era stato attivato soltanto il 16% delle licenze digitali comprese in quei prodotti.
Il digitale, quindi, viene acquistato insieme alla carta, ma nella grande maggioranza dei casi non arriva nemmeno al primo utilizzo.
Sarebbe comodo attribuire tutto alla resistenza degli insegnanti o alle abitudini delle famiglie. L’Antitrust individua invece un insieme di ostacoli: dotazioni tecnologiche insufficienti, formazione inadeguata, ma anche vincoli delle piattaforme proprietarie degli editori. Segnala inoltre limiti al download, alla stampa, alle annotazioni e alla durata dell’accesso, spesso circoscritta a due o tre anni solari.
In queste condizioni, la ritrosia non è necessariamente un rifiuto dell’innovazione, può essere anche la risposta a un’esperienza complicata. Se per consultare libri diversi occorre gestire credenziali e fare attenzione alle scadenze, il vantaggio del digitale diventa meno evidente. Non basta mettere un libro su uno schermo per renderlo più facile da usare.
L’Italia è indietro, ma bisogna confrontare i dati giusti
Il divario con altri paesi europei esiste. Secondo Eurostat, nel 2025 il 9,5% dei residenti dell’Unione Europea che avevano utilizzato internet nei tre mesi precedenti aveva acquistato eBook o audiolibri online nello stesso intervallo. In Irlanda la quota raggiungeva il 24,5%, in Danimarca il 22,5% e in Croazia il 21%. L’Italia figurava invece tra i quattro paesi con una quota inferiore al 5%, insieme a Ungheria, Slovenia e Lettonia.
È un confronto significativo, ma va letto per ciò che misura, cioè acquisti online di eBook e audiolibri considerati insieme, non il numero complessivo dei lettori digitali (non comprende, per esempio, tutte le letture di opere scaricate gratuitamente o già possedute). Dimostra quindi una minore diffusione di questi acquisti in Italia, ma non autorizza a descrivere ogni aspetto della lettura digitale con un’unica percentuale.
Anche i dati nazionali restituiscono un formato ancora economicamente minoritario. Nel Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2026, riferito al 2025, AIE attribuisce agli eBook 84 milioni di euro, all’interno di un mercato di varia fisica e digitale da 1,699 miliardi. La stessa fonte registra 33.284 eBook pubblicati nel corso dell’anno. Il formato non dunque è assente dall’offerta editoriale, ma il suo peso economico rimane contenuto.
Un eBook può costare meno, senza valere meno
Nella discussione sui prezzi si confondono spesso due cose: il costo del supporto e il valore del libro. Un romanzo non smette di richiedere scrittura, selezione, editing, eventuale traduzione e correzione delle bozze solo perché viene pubblicato in digitale. A questi lavori si aggiungono la preparazione del file, le verifiche di funzionamento e la distribuzione. Pensare che un eBook debba essere quasi gratuito significa svalutare proprio la parte del libro che dovrebbe contare di più: il lavoro intellettuale ed editoriale.
È pur vero che un’edizione esclusivamente digitale non richiede carta, stampa, movimentazione e stoccaggio di copie fisiche. Offre quindi un margine per costruire un prezzo più accessibile, non una garanzia automatica di risparmio né una formula valida per qualunque pubblicazione.
La distinzione è particolarmente importante nella scuola. L’Antitrust osserva che lo sviluppo di piattaforme, applicazioni e contenuti educativi complessi ha richiesto investimenti elevati, mettendo in discussione l’equazione semplicistica tra digitalizzazione e riduzione dei costi produttivi (ad esempio, un manuale interattivo non ha la stessa struttura di costo di un eBook di narrativa).
La domanda da porre agli editori non è dunque perché un file costa?, ma quanto del vantaggio economico del formato può arrivare al lettore?
Non soltanto novità: un’altra strada per il catalogo
Il ragionamento riguarda anche i libri che non sono più al centro delle vetrine: romanzi di qualche anno fa, saggi specialistici, raccolte, opere rivolte a pubblici piccoli ma interessati.
Il digitale permette di rendere disponibile un’edizione senza dover stampare e conservare una tiratura. Non elimina gli investimenti necessari, perché recuperare un testo, correggerlo, acquisirne i diritti e preparare un buon eBook richiede comunque lavoro. Può però offrire una strada diversa dalla ristampa, soprattutto quando la domanda è limitata o distribuita nel tempo.
È qui che l’eBook potrebbe contribuire ad allargare l’accesso al patrimonio librario: non abbassando magicamente il prezzo di tutti i libri, ma rendendo possibili edizioni accessibili che affianchino quelle cartacee.
Per una collana digitale, questa può essere una precisa scelta culturale, con la costruzione di un catalogo riconoscibile, curato e sostenibile anche per chi legge, senza limitarsi a trasferire i testi stampati in un altro contenitore.
La diffidenza non si supera rimproverando i lettori
Liquidare l’attaccamento alla carta come arretratezza non aiuta. La familiarità con un oggetto, il piacere di conservarlo e la libertà di consultarlo senza dipendere da un’interfaccia sono ragioni comprensibili.
La scuola offre, ancora una volta, un’indicazione utile: l’Antitrust segnala che l’accesso ai contenuti integrativi tramite QR code, senza login, ha ottenuto buoni risultati. Quando il digitale diventa semplice e immediato, docenti e studenti mostrano di essere disposti a usarlo.
La questione, allora, è anche progettuale. Prezzi chiari, condizioni d’uso comprensibili, lettura offline e passaggi ridotti al minimo dovrebbero essere parte della proposta editoriale, non dettagli lasciati all’assistenza tecnica.
Il ruolo ancora arcaico dell’eBook non sta nella tecnologia, ma nell’idea che debba restare subordinato alla carta: una copia accessoria, un codice da attivare, un formato da proporre senza ripensare davvero l’esperienza del lettore.
Non serve convincere tutti ad abbandonare la carta. Serve fare in modo che scegliere il digitale non significhi accettare un compromesso, ma avere un’alternativa credibile.
Articoli correlati