L’orchidea: il fiore dei due sessi

L’orchidea: il fiore dei due sessi

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L’orchidea: il fiore dei due sessi

Ieri colsi un’orchidea per mettermela all’occhiello; era una mirabile cosa, tutta macchiata, efficace come i sette peccati mortali.

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

Quando, nel 2014, ci mettemmo a tavolino per scegliere il nome di quella che sarebbe diventata la nostra collana di eBook, ci venne spontaneo – dato lo spirito erotico delle novelle – cercare qualcosa che simboleggiasse il piacere. L’orchidea, come fiore, sembrava perfetta: il suo aspetto ricorda senza ombra di dubbio i genitali femminili, senza essere però offensiva o volgare. Così nacque La Novella Orchidea e ancora oggi rendiamo omaggio, tramite le nostre novelle, a tutto ciò che ruota, in un modo o nell’altro, intorno al grande segreto del piacere femminile.

In realtà, le origini dell’orchidea – a partire dal nome – sono decisamente più legate al sesso maschile. Nonostante la classificazione botanica delle orchidee fu compiuta solo nel XVIII secolo da Linneo nel suo trattato Species Plantarum, il loro nome comparve per la prima volta già tra il IV e il III secolo a.C. ad opera di Teofrasto. Il filosofo greco, nel suo trattato di botanica farmaceutica Historia Plantarum, scelse di chiamare questa pianta órchis (testicolo), proprio per la caratteristica presenza di due tubercoli sferici alla base delle radici.

Pare addirittura che furono gli dèi stessi a creare di proposito l’orchidea con questa forma. Il mito narra che Orchis, giovane nato dall’unione di una ninfa e di un satiro, avesse ereditato la bellezza della madre e la libido del padre. Passionale e audace, tentò di sedurre una sacerdotessa di Dioniso, venendo punito dal dio stesso, che lo diede in pasto a belve feroci. Gli altri dèi, impietositi, fecero nascere dai resti di Orchis una pianta delicata, l’orchidea. Antitesi del suo corpo esuberante, nelle radici conservava però il ricordo delle parti anatomiche maschili che erano state la causa della sua fine.

Da questo mito nacquero poi numerose leggende e credenze popolari circa i poteri afrodisiaci e curativi della sterilità femminile di questa pianta. Ad esempio, Dioscoride (medico e botanico del I secolo d.C.) credeva che se un uomo si fosse cibato del bulbo più grosso di alcune specie di orchidea, avrebbe avuto un figlio maschio; al contrario, se una donna avesse mangiato quello piccolo, avrebbe avuto una figlia femmina.

I “testicoli” del Satyrium, una specie di orchidea così chiamata perché ritenuta cibo dei satiri, sarebbero stati invece altamente afrodisiaci se ingeriti con vino rosso. La leggenda deve essere arrivata in qualche modo anche ai giorni nostri: dalla macerazione dei tuberi essiccati di diverse specie di orchidea, infatti, si ottiene una farina per la preparazione di una bevanda, il Salep, poi commercializzata come energetico e ricostituente in paesi come la Turchia e l’Albania.

Piante di lunghissimo corso – i resti più antichi furono trovati nel veronese e vennero datati a 65 milioni di anni fa -, le orchidee sono da sempre apprezzate anche in Oriente. Il primo trattato sulla loro coltivazione fu pubblicato proprio in Cina e risale all’XI secolo, ma la tradizionale associazione dell’orchidea alle feste primaverili permane tuttora, come simbolo apotropaico.

Gli europei, durante la colonizzazione, importarono dalle Indie Occidentali le prime specie di orchidee tropicali (tra cui la Vanilla, usata dagli Atzechi per la preparazione di infusi e bevande), ma è con Darwin e i suoi studi sulla riproduzione delle orchidee che venne dato il via alla ricerca di nuove varietà.

Pur appartenendo a un’unica grande famiglia botanica, quella delle Orchidaceae, le orchidee comprendono un numero davvero vasto di generi, specie e varietà, a cui è legata anche una grande quantità di significati.

A differenza dell’Oriente, dove simboleggia purezza e innocenza (soprattutto se riferita ai bambini), in Occidente l’orchidea è più legata all’amore e alla passione. Ma non solo: ha anche una forte simbologia cristiana, sia per le macchie che ne costellano i petali (il sangue di Cristo) sia per la forma a “sandalo” che alcune specie hanno, a causa del labello rigonfio.

Ad esempio, la popolare “Scarpetta di Venere” che fiorisce in tutto il nostro arco alpino, successivamente cristianizzata in “Pianella della Madonna”, è legata a una leggenda greca. Secondo il mito, la dea Afrodite perse un preziosissimo calzare ricamato d’oro durante una tempesta. Un comune mortale lo ritrovò, ma prima di essere toccato (e quindi profanato), il calzare si trasformò in una pianta. La forma e il colore del fiore deriverebbero quindi da una calzatura divina. La bellezza di questa orchidea è tale da essere diventata il simbolo della Madonna nei mesi in cui la pianta fiorisce, a cavallo tra la primavera e l’estate.

Ma non tutte le orchidee selvatiche sanno di religione: l’Orchis Italica, una delle più diffuse nella nostra penisola, ha dei fiori che sembrano fin nei minimi dettagli… uomini nudi!

Non stupisce quindi che, anche nella letteratura, soprattutto a cavallo tra ‘800 e ‘900, l’orchidea abbia assunto un ruolo importante. Da fiore puro e delicato divenne piuttosto il simbolo di quella decadenza e di quella lascivia che autori come Proust e D’Annunzio amarono raccontare. In pieno XX secolo, poi, assunse una valenza addirittura mostruosa, noir, soprattutto in Italia e negli Stati Uniti. È proprio il genere poliziesco a sdoganare definitivamente questo fiore nei romanzi gialli: come non ricordare la serra personale di orchidee del detective Nero Wolfe?

Noi de La Novella Orchidea, tuttavia, crediamo che questo fiore sia speciale soprattutto per il suo essere intersessuale, abbracciando caratteri sia femminili sia maschili. E vogliamo concludere con un’altra leggenda dell’Epiro che rimanda a un’origine ancora più significativa dell’orchidea.

Il mito narra di Orchide, un ragazzo bellissimo a cui, durante la pubertà, crebbero due seni. Il suo corpo, sviluppandosi, assunse connotati sempre più femminili, fino a essere impossibile determinarne il sesso. Per questa ragione, emarginato sia dai ragazzi che dalle ragazze, Orchide si gettò da una rupe in preda alla disperazione. Ma sul prato dove cadde, gli dèi fecero crescere dalle gocce del suo sangue una bellissima pianta: l’orchidea, il fiore dei due sessi.

Classicista di formazione, opero da sette anni nel campo della correzione di bozze, del copywriting e dello storytelling. Coordino tutte le pubblicazioni della collana "La Novella Orchidea" fin dalla sua fondazione e collaboro anche in altri progetti nell'area Social Media Marketing e come DPO.

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